Intervista a sorpresa, durante la presentazione del Festival Bianco e Nero.

Qui potete trovare un approfondimento dei “concetti” (perdonate la terribile ripetizione) che ho cercato di esprimere nel filmato e che riguardano in particolare il design del Festival

L’inquinamento visivo, visual pollution, è un argomento che ha radici già negli anni ’70, prima ancora della computer graphic, quando le pubblicità invadevano ormai spazi ben lontani dall’avere con essa un’attinenza o una tollerabilità stilistica, come le facciate di palazzi antichi, e con un sovraffollamento tale da smorzare o annullare qualsiasi vantaggio e ritorno dalla pubblicità stessa.

Se ne parla per le prime volte ad Albuquerque, Nuovo Messico, alla fine degli anni ’70 a causa dell’affollamento di insegne e di manifesti pubblicitari. Non esisteva in quel periodo nessuna normativa sulle affissioni e chiunque poteva pubblicizzare in qualsiasi posto, dimensione e aspetto. Nel 1976, con una ordinanza si creano dei vincoli ben definiti. Con il termine inquinamento visivo ci si riferisce quindi  all’alterazione di paesaggi naturali e urbani – con “l’inserimento di elementi che per la loro estraneità risultino sgradevoli alla vista e tali da generare malessere”. (La vista offesa, Paolo Rognini)

Inoltre, se la pubblicità di un prodotto è circondata da troppe pubblicità, se condivide lo spazio con troppe altre marche (e questo vale anche per le massive sponsorizzazioni presenti spesso in molte locandine e poster di eventi e presentazioni), marche a volte anche concorrenziali, l’investimento pubblicitario viene sminuito e soppresso da questo assordante rumore ottico e percettivo.

Una regolamentazione urbana ha poi portato a un progressivo ridimensionamento di questi fenomeni, specie in territori ricchi di storia e arte come l’Italia.

Mentre altro discorso è l’inquinamento dovuto alla comunicazione creata con i moderni mezzi, computer, programmi di grafica, oggi alla portata di tutti, senza la dovuta preparazione culturale di progetto, di finalità di mercato, e anche della sensibilità estetica che si costruisce con l’esperienza e con lo studio.

Sta poi anche al designer, cercare di istruire, sensibilizzare il cliente su questi temi.


Intervista a sorpresa su TCS durante la presentazione stampa di Bianco e nero Festival. Sarò riuscito a esprimere un "concetto"? :)#xlcomunicazione #bianconerofest #comunicazione #job #design

Pubblicato da XL su Giovedì 15 dicembre 2016

Intervista video – “Bianco e Nero Festival” e inquinamento visivo
Tagged on:             

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

due × 5 =